Giornata mondiale della salute mentale

Il 10 ottobre il mondo celebra la Giornata della salute mentale. Quando parliamo di salute mentale nell'invecchiamento, la paura più grande si condensa spesso in una parola: demenza. Dietro questa diagnosi non ci sono solo i vuoti di memoria, ma una complessa transizione che ridefinisce l'identità della persona, i suoi affetti e l'equilibrio di tutto il nucleo familiare. Troppo spesso confusa con il normale scorrere del tempo, la demenza è una sfida medica e sociale che richiede risposte chiare e prive di tabù.

Per fare chiarezza, sfatare i falsi miti più comuni e capire come possiamo aiutare i nostri anziani affetti da demenza abbiamo intervistato il dottor Moreno Cicetti, direttore sanitario della casa di riposo Opera Pia Mastai Ferretti, che ci illustrerà i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione e il ruolo fondamentale dell’empatia nella cura di cui soffre.

 

Facciamo chiarezza sulla differenza tra normale invecchiamento e patologia. Spesso si confondono i termini “demenza” e “Alzheimer”. Qual è la differenza?

Premessa: molte persone invecchiano, ma non tutte hanno la demenza. Demenza è un termine generico che designa varie condizioni di declino cognitivo associate all’età, mentre la malattia di Alzheimer (dal nome del medico che descrisse questa condizione a inizi 900) è una delle diverse condizioni di declino cognitivo, la più frequente. Spesso il termine “Alzheimer” viene abusato per parlare di qualsiasi disturbo cognitivo, mentre corrisponde a specifiche e caratteristiche lesioni cerebrali. Attualmente le forme di declino cognitivo sono raggruppate nei termini di “disturbo cognitivo maggiore” (tra cui la malattia di Alzheimer) e di “disturbo cognitivo minore”.

 

Pensiamo spesso che la demenza sia solo dimenticare le cose. In che modo invece

questa malattia trasforma la personalità, l’umore e la salute mentale di una persona?

Dimenticare le cose può essere un disturbo della memoria, ma non necessariamente; entro certi limiti può essere anche normale. Nella demenza di Alzheimer il disturbo della memoria è di solito uno dei primi sintomi, ma nell’evoluzione della malattia possono comparire disturbi del comportamento e manifestazioni psicotiche come i deliri, che compromettono la vita sociale del malato e della cerchia dei suoi familiari. Quando questi sintomi sono di entità moderata grave, in genere è necessario ricorrere a un supporto sociale e sanitario.

 

Dimenticare le chiavi di casa o un nome a 70 anni è normale? Qual è il limite che ci

deve spingere a consultare un medico?

Dimenticare le chiavi o il cellulare può essere un fatto normale e naturale, anche prima dei 70 anni; si può trattare semplicemente di scarsa attenzione momentanea o di un sovraccarico di attività da svolgere in breve tempo. Quando invece il dimenticare si configura come disturbo della memoria e diventa ripetitivo nel tempo, quando inizia a incidere sul comportamento e sull’integrità delle persone e degli altri, ecco che ci dobbiamo preoccupare: dimenticare un fornello acceso a casa una volta quindi può succedere a chiunque, ma se ripetuto nel tempo ci dobbiamo chiedere se qualcosa non va.

 

La demenza viene definita una “malattia familiare” perché colpisce duramente chi

assiste il malato. Qual è l’impatto psicologico sui figli o sui caregiver e come possono

chiedere aiuto?

Sono i disturbi comportamentali quelli che impattano maggiormente sulla famiglia. Una persona che richiede 24 ore su 24 una persona accanto per assicurarsi assistenza determina necessariamente una modifica dei setting familiari: astensioni dal lavoro, rinuncia alla vita sociale personale, necessità di un’assistenza supplementare (badanti), che molti fanno fatica a permettersi, e così via. Tutti questi fattori impattano sul benessere psicologico familiare, fino al punto in cui la famiglia è costretta a chiedere un supporto, che è sia sociale che sociosanitario.

Siccome quello della demenza è un grande problema globale, negli ultimi anni sono stati avviati centri territoriali orientati ai disturbi cognitivi e realizzati centri diurni orientati alle demenze lievi, mentre per le forme più complesse si cerca di dare risposta con le

residenze per anziani orientate alla demenza.

Fortunatamente a Senigallia abbiamo un Centro dei disturbi cognitivi di riferimento che coordina l’inserimento delle persone con demenza nelle strutture territoriali con posti letto

dedicati alla demenza sia a Senigallia che nella valle del Misa. Sfortunatamente la domanda supera l’offerta dei posti letto disponibili, pertanto è necessario sviluppare nuovi progetti per far fronte alle richieste in aumento.

 

In conclusione…

La scorsa primavera, verso l’ora di cena, gli ospiti con disturbo cognitivo del reparto RSA demenze dell’Opera Pia Mastai Ferretti si accingevano ad avviarsi verso il refettorio. Un raggio di luce è entrato dalla finestra, illuminandoli. Ho visto i loro volti, alcuni guardavano nel vuoto, senza sorriso, alcuni erano concentrati a sorreggere un compagno di stanza, o a spingere la sedia a rotelle di un altro. Camminavano spagliati, illuminati da questa luce. Mi sono fermato ad ammirare questo “quadro: cosa rappresentava? Era l’esempio luminoso della conservazione di un residuo di vita sociale – caratteristica del nostro essere umani – resistente alla progressione della malattia, la demenza, per il quale noi operatori e le istituzioni abbiamo l’onere e l’onore di impegnarci quotidianamente.